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Luis Adame: Algo más recordando Carmen Amaya   Que Carmen se adelantó a su tiempo es indudable. Incorporó una velocidad técnica mezclada con una fibra salvaje y natural, pura gitanería. Riqueza rítmica y acentos distintos. Sentido del espectáculo, algo tan difícil de hacer entender a los flamencos… ¿y sobre la pureza? Si la pureza fuese fidelidad a los instintos, Carmen era pura. Yo la vi, diariamente en el Teatro de la Zarzuela hace muchos años. Su baile era como salido del Somorrostro, a girones y rompiéndose. Para mal o para bien Carmen no se relacionó, o no se vinculó, como Antonio Mercé, La Argentinita o Vicente Escudero, con círculos literarios o intelectuales, ni para bien, ni para mal. Viajaba con una prole familiar (¿Cuántos de familia?) trasladando su círculo vital y montando su campamento mediterráneo del Somorrostro, si era necesario, en Nueva York. Era una forma de blindar su espíritu. Observando el comportamiento individual y colectivo de nuestra sociedad, valdría la pena haber conocido el psicoanálisis de Carmen, un ser humano de sabiduría vivida, que sabe discernir entre lo fundamental y lo superfluo. Quizá en esta palabra, FUNDAMENTOS, está la clave de su rotunda seguridad y de su inteligente anarquía.…
La Chunga nos habla de Carmen Amaya   Transcripción de una entrevista realizada en Tablao Cordobes. *** M: ¿Que nos puedes contar de Carmen? CH: Pues mira, yo bailaba en un tablao y vinieron unos productores ingleses y me dijeron que les encantaría que yo fuera allí a bailar, en una película con Robert Taylor. Lo primero que dije, sin preguntar por el dinero o los días, fue si iba a ver a Jhonny (Glen Ford), un americano que le pega la bofetada a Gilda, y me contestaron en inglés, no sabían una palabra en español... y me contestaron “que Jhonny”, se lo explicaron y me lo prometieron, que lo primero que íbamos a ver a Glen Ford. Me llevaron a un estudio donde estaba haciendo una película de aviones, que estaba… Con ese traje azul… así muy muy clarito, todo maquillado… y mira... me quedé una hora mirándolo...Con la boca abierta. Fue una locura. Yo ahí hacia un baile que yo tenía mi marido allí, se suponía… y el me anuncia (Robert Taylor) porque él se iba a separar y vino la mujer, y me venían a ver por qué yo era miga de Robert Taylor.. Entonces viene la…
Flamenco Barcellona; più di 150 anni Flamenco a Barcellona e Carmen Amaya; più di un secolo di tradizione Barcellona, città mediterranea, è forse a causa della sua posizione geografica aperta al commercio, per la constante immigrazione andalusa, o per essere una città accogliente e recettore di tutte le forme d'arti stranieri, è stata con Sevilla e Madrid, una delle città in cui hanno emerso i primi cabaret e uno dei luoghi in cui si venerava al flamenco. Per dare un'idea dell’auge che aveva il flamenco in Catalogna, dobbiamo riferirci alla metà del XIX secolo, quando, nel Romanticismo, il 4 aprile 1847, è stato inaugurato il Gran Teatro del Liceo di Barcellona. Proprio in questa data si apre a Sevilla il primo caffè cantante, El Burrero, che coincide con la formalizzazione della prima Feriade Abril che, curiosamente, è stata creata su iniziativa di un catalano, Narciso Bonaplata e un basco, José María Ibarra. Ma concentriamoci sul palco del celebre Liceo di Las Ramblas di Barcellona. L'arte spagnola e l'amore per la danza flamenca sono di moda. Per l'apertura assumono il ballerino catalano Juan Camprubí e la ballerina Manuela Garcia, insieme ad un gruppo di ballerini che esibiscono seguidillasmanchegas, rondeñas, boleras e…
La Fiera d'Apriledi Catalogna   NarcisoBonaplata, impulsatore della Fiera d'Aprile di Siviglia nel 1847, con il basco José María Ibarra, che poco più di un secolo dopo ha trovato la replica nella sua patria. La sua prima edizione inizia a Castelldefels, e poi passa a Gavà, Hospitalet de Llobregat e Prat de Llobregat, fino al 1983, quando la Federazione di Entità culturali andaluse in Catalogna (FEACAC) che difendono l'amore per la terra in cui siamo nati, ha impulsato la fiera d’aprile in Catalogna. Dopo dieci anni situati in Barbera del Valles, in un terreno pantanoso, si trasferisce a Santa Coloma de Gramenet e più tardi, nel 1998 a Sant Adrià, già concentrata sul Mediterraneo fino al 2005, che trova la sua posizione ideale nel Parc del Forum di Barcellona.
La immigrazione andalusa, club di flamenco e il flamenco a Barcellona L’arrivata di immigrati provenienti da Andalusia a Catalogna nel 1950 e nel 1960 ha incoraggiato la creazione di comunità che sono riusciti a mantenere i loro costumi e la cultura per diverse generazioni. Gran parte del successo è dovuto ai club di flamenco. Il primo club di flamenco che è stato fondato a Barcellona è stato quello del chitarrista Rafael Nogales, aperto a metà degli anni Cinquanta dal suo presidente, Rafael Lopez Calle, un pescatore di Malaga del mercato di Santa Catalina. Dagli anni Sessanta, i gruppi flamenchi e le case regionali e provinciali, si moltiplicano per Barcellona e per lasua zona industriale, e, infine, per tutta la Catalogna. Se in un primo momento molti erano improvvisazioni rudimentali, attualmente hanno ottimi servizi. Da pochi anni il titolo di Gruppo Flamenco è stato sostituito da Centro Culturale Andaluce o Associazione Culturale Andaluce, così l'identità andalusa include: ricreativa, artistica e cultural. Potremmo generalizzare che quasi il novanta per cento dei artisti andalusi di flamenco catalani o flamenchi che abitano in Catalogna oggi che sono nei cast dei locali flamenchi hanno preso l'alternativa in questi centri, che attualmente sono numerosi. Negli anni…
Barcellona Flamenca; tablaos e locali di flamenco nella Rambla di Barcellona Oltre alle esibizioni in teatri e locali notturni, la crescente presenza della famiglia flamenca di Barcellona ha favorito la proliferazione di bar e luoghi in cui i suoi protagonisti si sono riuniti. Nella strada Escudellers, di fronte al ristorante Los Caracoles, era situato il bar Minuni, che apparteneva a un banderillero in pensione che godeva di grande popolarità a Barcellona. Era un posto molto piccolo, ma una fermata obbligatoria per tutti i chitarristi del quartiere: chitarristi, cantanti, ballerini, che andavano là per prendere un caffè prima di andare a lavorare. A cinquanta metri, sulla strada Nou de Sant Francesc No. 5, c’è ancora La Macarena (ora un club di musica elettronica), a quel tempo era una casa di vini diretta da Pepe Utrera, cantante e pittore, un uomo corpulento che sapeva attrarre una clientela entusiasta. Artisti come José Cortés, Chele, Cordobita, Antonia La Bizca, Ramón Gómez, Rafael Fernández, Alfonso Labrador, Emilio Prado e Julian de Utrera. Non meno affollato è stato il locale in fronte, La Venta Eritaña, in seguito ribattezzata come El Patio, governata dalla sagace Amparo Rodriguez di Galizia; un locale che visitava Luis Dominguín dopo le…