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Storia del Flamenco

Flamenco Barcelona El FlamencoStoria del Flamenco; Patrimonio dell’Umanità, canto, danza e chitarra.

Il flamenco è un’arte che fa evoluzione costantemente dal suo inizio nel secolo XIX, con l’apparizione dei caffe cantanti. Questa tradizione gitana è formata da canti, danza e colpi di mani e fu aperta a partire della pragmatica di Carlos III che gli iugulava in diritti.

 

Dalla comparsa della etnia gitana in Spagna l’anno 1925 questo arte ha stato essendo sviluppato. I gitani furono discriminati da secoli e trovarono appoggio nei suoi compagni di sventura i mori e i ebrei.

 

Il flamenco, come già sappiamo, è puramente andaluse. È il resultato dei canti e danze popolare andaluse dai gitani. Da questa miscela di culture appare l’arte flamenco-gitano-andaluse.

 

Lamenti e proteste sono quello che l’uomo espressa nel flamenco jondo. Lui si libera cantando. Il flamenco non solo ha questo carattere lamentoso ma anche può essere divertente con la felicità e fascino della nostra terra.

 

Il gitano professionalizza questo arte per avere un modo di vivere.

 

Carlos III gli dio il benvenuto nel quartiere di Triana e a partire di questo momento si può dire che Seville senza Triana sarebbe come Seville senza un braccio.

 

Parlare di flamenco è parlare dal più importante fatto musicale d’Occidente che oggi è presente in tutto il mondo.  In qualsiasi modo, anche se il flamenco è stato dichiarato patrimonio artistico della umanità per UNESCO si deve analizzare verso la propria storia andalusa già che Andalusia è la sua patria, origine e fondamento.

 

Patria del Flamenco

 

Andalusia ha molte culture, una miscela delle civilizzazione più importanti del Mediterraneo. Tutte le civilizzazioni hanno lasciato in Andalusia le sue tracce culturale.

 

I primi coloni ci lasciarono le caverne di Romeral e Manga de Antequera (Malaga), Los Murciélagos de Albuñol (Granada), La Pileta à Málaga e Letreros a Almería. La copa argárica (Algar-Almería), la Bética, etc. I tartesi, il tesoro della colina Carambolo (Sevilla), i rami e bronzi di Tharsis…. I fenici, la coniazione della moneta o il sarcofago antropoide di Gades… I paesini iberi León de Baeza, Dama de Baza, Osa de Porcuna, molti statue e strumenti. I greci, città come Gades, Sexi, Abdera, oggi Cádiz, Almuñécar, Adra e Malaga.

I romani formarono nella Bética la sua età d’argento con due imperatori di Seville (Adriano e Trajano), la famiglia dei Seneca e Lucano di Cordoba; grande città come Italica, Mulva, Corduva, Hispalis, tra altre. Ponti, vie, campeggi, statue, mosaichi e cenamici per tutta la Betica, il granaio di Roma. Il paleocristiano e visigotico sono rappresentati da Osio, il vescovo di Cordoba e San Isidora di Sevilla; risaltano i rilievi di Cordoba, Ecija, Alcaudete, Osuna, Lebrija, e i tesori di Torredonjimeno.

 

All’Età Media Andalusia era configurata dall’arte arabigo-andaluse. Córdoba era la luce del mondo.  Al-ändaluz è il centro della cultura Mediterranea insieme a Alejandría. Abderaamani, Almanzor, Aberrores, Aben Hazam, Aben Guzmán, Ben Zaiudum, l’ebreo Maimónides…vanno scrivere la memoria andalusa con lettre dorate.

 

La moschea di Coroba, Medina Azahara, La Giralda di Sevilla, Alhambra i diversi fortezze, biblioteche, orti e fabbriche sono mostre di questa rifinata civilizzazione.

 

Famose sono le chiese della Riconquista (romaniche di transizione al gotico con asportazioni mudéjar): Santa Marina, San Lorenzo e San Pedro di Cordoba le più significative di questa peculiare architettura.

 

Possiamo trovare una riproduzione esatta dell’architettura nasridi del Palazzo dell’Alhambra di Granada al ristorante di Tablao Cordobes fatto per i famosi atessani che attualmente lavorano nella restaurazione di questo Palazzo per il Patronato di Cultura di Granada.

L’arte mudéjar è rappresentato da Santa María della Oliva di Lebrija, monastero della Rabida, Torre di D. Fadrique e Alcazar di Siviglia. Il gotico di Santiago di Utrera, cattedrale si Siviglia, Baeza oppure Granada. Il rinascimento del palazzo di Carlos V di Granada, la chiesa collegiata di Santa Maria de Arcos della Frontera, palazzo delle Catene à Ubeda, Cattedrale di Guadix, il Comune di Baeza, Siviglia, un capolavoro plateresco, inoltre l’immagine à Granada, Siviglia o Cordoba...per la Settimana Santa e le pitture di Aleja Fernández, Pablo Céspedes o Pedro Machuca.

Profusa è anche la immaginaria del barocco, un stilo in Andalusia con caratteristiche proprie. Le sedie, sculture, argenterie e oreficerie sono note dal barocco primitivo al rococò.  L’architettura barocca ha monumenti per tutto il sud: cattedrale à Jaén, Cádiz, Sagrario di Granada, Cartujas de Jerez e Granada. À Sevilla la Fabbrica di Tabacco, il Convento della Merced, l’Hospital della Carità, la Chiesa di Magdalena, Santa María Di La Blanca, San Luis o il Palazzo San Telmo. La Merced di Córdoba, la Collegiata di Jerez, San Juan Bautista in La Pala di Condado o la mecca de l’arte barocco andaluse: Asunción di Priego di Córdoba.

Però Andalusia è anche neoclassica: Cattedrale di Huelva, Ponte di Triana, Chiesa di San Ildefonso di Sevilla, Piazza ottagonale di Agular della Frontiera (Cordoba) e Archidona (Malaga), Cappella di Santa Cueva di Cádiz, percorso urbano di La Carolina (Jaén), giardini del Retiro di Churriana (Málaga), Molo minerale di Riotinto (Huelva), Casa della Fondazione Yanduri in Sevilla…

 

Il modernismo e l’avanguardismo si vedono all’Università Lavorale di Córdoba, i Mercati d’Algeciras e Málaga, le cantine della Copa à Jerez e soprattutto l’Esposizione Iberoamericana à Sevilla con la Piazza Spagna, la stazione di Córdoba o la gioielleria dei Re.

 

L’età del flamenco

 

Anche se la Bética ha riferimenti alla danza e il canto per parte degli storici e cronisti dall’epoca romana, non possiamo pensare che già il quell’epoca Telethusa ballava alegrías o Ziryab tangos. Andalusia è ovviamente una terra facile per la musica ma il flamenco come estetica non ha più di due secoli e mezzo e come oggi lo godiamo non più di un secolo e mezzo.

 

Dopo i Re Cattolici, la espulsione dei morischi ed ebrei, le ripopolazione castellane, la Inquisizione e tante proclamazione e pragmatiche, il popolo del sud cambiarono molto suo folclore. I canti e balli popolare, lentamente avevano una etnia più variabile. Dal regnato di Carlos III aveva una maggiore apertura per le manifestazione popolare e la plebe aveva più libertà.

 

In quell’epoca, si vanno già ascoltare notizie su una forma di ballare fandango, il polo o la zarabanda sono riferite da José Cadalso alle Carte Marocche nel 1789. Estébanez Calderón nel 1846 va editare Assemblea Generale di Cavalieri e dame di Triana e nel 1847 Scene Andaluse dove già si vede la forma dei gitani di vendere suo arte a clienti che finanziano gli establishment. I caffe cantanti cominciano nel 1947 (Caffe dei Lombardi secondo Blas Vega) è da questa epoca che il flamenco si consolida come arte con la collaborazione del cantante Silverio Franconetti.

Nei caffe cantanti si fondono l’arte dei gitani di Triana, Cádiz, Jerez, Los Puertos e il Sacromonte di Granada, con i balli delle accademie dei fratelli Barrera, i balli di candil e la scuola bolera, per generare una nuova estetica universale che se chiamerà flamenco.  È perciò che non si può parlare con proprietà si questo incomparabile e peculiare arte, come disciplina propria, fino che i caffè cantanti furono consolidati nel secolo XIX.

 

Il crogiolo del flamenco

 

Certamente il miracolo non avesse stato possibile senza l’apporto dei gitani, senza i calés del flamenco sarebbe qualcos’altro. Dal principio fanno un lavoro si purificazione apportando il suo tajirrabia, il suo sentito del tempo, la sua grazia, il metallo della voce e il suo modo speciale di capire la musica.

 

Procedenti del nordovest indù i gitani vengono dal secolo VIII o XI per tutta Asia, Europa e Africa. Arrivarono a Spagna nel 1425 per Catalogna e dopo qualche anni si assestarono in Andalusia. Dopo tre secoli di convivenza con distinti paesi uniti per l’emarginazione, persecuzione ed analfabetismo: moriscos, marranos (giudei conversi) e il popolo povero andaluso (picari e disoccupati), aparì una musica elaborata e attraente che interessò al pubblico e abbagliò i scrittori e pittori romantici stranieri che visitavano Andalusia (Gustave Doré, Washington Irvingm Antoine e Latour, Charles Davillier…) lasciandoci una importante documentazione grafica e scritta dell’epoca.

 

Certamente questo arte e cultura musicale nasce in Andalusia ed è patrimonio di tutti gli andalusi. Non tutti i gitani andalusi sono flamenchi ma certamente furono loro quelli che lo vanno consolidare.