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La bulería è la varietà con cui i zingari riflettono meglio la loro gioia. Questo ritmo  in compasso 3 per 8 protetto dalla solea, gode di molti stili: ci sono bulerías per festeggiare o danzare e quelle per cantare.   Non tutti i cantanti osano ballare una bulería. Si possono cantare bene tutte le varietà del flamenco, ma se la bulería non viene accompagnata dal duende, meglio non interpretarla. Le sue lettere, la maggior parte sono spensierate e burlesche. È per ciò, forse, che hanno questo nome che è diventato bulerías.   Le bulerias della cantante La Cañeta de Málaga erano indimenticabili, le interpretava insieme a Antonio Gades che, incitato dal carattere flamenco di La Cañeta, il ballerino si trasformava in flamenco, e insieme causavano delirio ogni notte.
Cadice, Tacita de Plata, e le sue porte sono uno dei centri più ricchi di Andalusia in canti e balli. I suoi Tanguillos autoctoni riflettono la giocosità di questo popolo che canta tutto il giorno. Le sue lettere sono piene di scherno e satira, ma non volendo male a nessuno mai, come si può vedere dai gruppi di Chirigotas e comparse che durante tutto l'anno preparano le loro canzoni ironiche, con cui sono in concorrenza durante il periodo di carnevale. Diversi studiosi concordano sul fatto che i ritmi cubani sono stati quelli che inspirarono le chirigotas, comparse e tanguillos.   I tanguillos di Los Anticuarios, dal 1905, sono stati i più diffusi sui palchi, quasi sempre accompagnati dal ballo di una donna.   L'insegnante Estampía ha dato al tanguillo, negli anni quaranta del secolo scorso, uno dei suoi gruppi di zapateado, un elemento che ha arricchito questa danza – che è sempre stato un po’ corto- quando i professionisti lo ballavano in teatri e tablaos.
I tientos sono, né più né meno, che un tango cantato lentamente. Un canto solenne e con molto riposo interiore. Il compasso è lo stesso in entrambi i casi. Il chitarrista può passare dal sentimentalismo dei tientos a l’aria di festa dei tanghi, soltanto con alleggerire il tocco. Le sue lettere sono spesso patetiche, terribili, sentenziose, non estranee al romanticismo.   La creazione di questo tipo di danza è attribuita al ballerino del XIX secolo, Joaquín El Feo. 
Sono canzoni di umore scherzoso, quindi dobbiamo mettere in chiaro che il tango zingaro. Andaluso o flamenco, come ci piace chiamarlo, non è legato al tango de ultramar.  Triana, Cadice e i Porti di Malaga marcarono la sua tradizione. È la varietà con cui i zingari riflettono meglio il loro "rumore". Il suo compasso è binario, come nei tientos e tanguillos. I tanghi, come la soleá, hanno una identità differente a seconda di dove vengono interpretati, a volte hanno anche il nome del suo interprete. 
Rafael Flores Nieto è il nome del noto cantante e chitarrista El Piyayo (Málaga 1864-1940). In Malaga, la Bella, distaccano le cantante La Pirula e La Repompa, ma è stato il Piyayo a fare scuola in questo stile inconfondibile ed esilarante di Malaga: il suo erede è stato Antonio Mairena.   Nella danza, il maestro Manolo Marín, che nella sua maturità è tornato sul palco, sta ottenendo un grande successo con "Chuflillas del Piyayo" un ballo che lui insegna nei suoi corsi.
  I zingari hanno il privilegio di possedere tutte le matrici del canto flamenco. Una delle varietà che riflettono meglio la loro idiosincrasia è la Alborea, i canti e i balli del giorno del matrimonio. Proviene delle coplas, conosciute come "alboradas", un nome che si riferisce all'alba o la prima luce del giorno.       All'alba delle nozze, i zingari cantano e ballano con carattere di ritual la festa de l’alborea in onore agli assitenti e soprattutto in onore ai partecipanti. Cantarla e ballarla fuori della casa zingara è stato giudicato dai zingari flamenchi come una profanazione, un cattivo presagio e una fonte di infelicità per l'intera comunità zingara. È per questo che raramente si cantava fuori dei rituali zingari edera una indiscrezione che un non-zingaro la ascoltassi. Naturalmente la presenza dei non-zingari non era anche permessa in questa cerimonia       La prima menzione a questa varietà fu nel 1855, in un romanzo da Vicente Barrantes su Juan Padilla, il passaggio si legge: "Basta ascoltare i zingari ballare l’alborea nei loro accampamenti, quando la luce comincia a divampare le cime delle montagne e si può capire che cosa dice la voce degli ebrei, così triste e dolce…