Your browser does not support JavaScript!

 

 

  Flamenco Barcelona  Flamenco Barcelona  Flamenco Barcelona  Flamenco Barcelona  Flamenco Barcelona  Flamenco Barcelona  Flamenco Barcelona  Flamenco Barcelona

 
Madre di diverse canzoni dello stesso compasso. La colonna vertebrale del flamenco. Ma chi non si ha sentito solo? Con la soleá si spresa la malinconia di quel che soffre da questo male. Sia per l’abbandono dell'amato o per un amore impossibile. Nella sua lettera si notano le più diverse sensazioni dell'anima.
Sono figli legittimi della soleá. Si distinguono subito per il "lamento" che viene eseguito dalla chitarra come un preambolo al canto, la melodia a cui il cantante sovrapporre la voce. I monosillabi "Ayes" con cui il cantante si lamenta nelle altre varietà, si sostituisce nella caña per “aes” che mette all'interno della metrica. E per differenziarsi del suo fratello il polo, si ha riservato la vocale “o”. Entrambi la caña come il polo hanno una variazione finale chiamata "el macho".   Al ballo, la caña ha avuto la suo migliore artista con Pilar López, la più nobile di tutte le ballerine. Nel film “Duende y misterio del flamenco”, Edgar Neville la ritratta con Alejandro Vega, il ballerino con il quale lei discopre la sua passione per questo ballo. Un'altra caña che è rimasta alla storia è stata quella di Antonio, che ha fatto un grande spettacolo con il cappotto spagnolo, cantata da Antonio Mairena, con il celebre chitarrista Manuel Morao.